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Incubi

Avete paura degli incubi?

Avete mai avuto paura di prendere sonno, di chiudere gli occhi, di appisolarvi solo per un attimo per non essere assaliti dagli incubi?

Avete mai provato a non dormire per esiliarvi dalla sfera di quella materia intangibile dei sogni?

Io si, come un bambino ho stretto il cuscino, mi sono stretto forte in me e ho sperato che tutto non fosse vero, che era solo un brutto e terribile incubo; poi mi sono svegliato, ed è iniziato il vero incubo…

Nessun mostro, nessun burrone da cui cadere, nessuna pistola puntata alla testa, solo io, perso nell’enormità del mio letto, tra le lenzuola disfatte e i sogni infranti.

I veri incubi sono quelli che ti mettono paura da seduto in una sedia, quelli che ti paralizzano le labbra, quello che ti impediscono di reagire, quelli che ti fanno sentire solo anche se circondato da migliaia di persone, quelle che ti esulano dalla vita; i veri incubi sono dentro la tua testa, quelli che non ti lasciano mai in pace, non ti perdono di vista, non ti danno tregua, sono sempre li con te senza dimenticarsi di ricordarti la loro presenza.

I veri incubi non hanno l’aspetto da mostro, non ti fanno lo sgambetto e non sono muniti di proiettili, sono pistole scariche puntate eternamente sulla testa, pistole che concedono a te l’onore di premere il grilletto senza possibilità di scelta, perchè puoi pure premere quel maledetto grilletto ma l’incubo continua.

Avete paura degli incubi?

Beh io non più, preferisco dormire, chiudere gli occhi e appisolarmi, prendere sonno ed essere assalito dagli incubi, stringere il cuscino, farmi piccolo e sperare che è tutto un brutto e terribile incubo e non svegliarmi, continuare a dormire lontano dai veri incubi.

Wear Sunscreen

Mary Schmich 

Wear Sunscreen (Usa la crema solare)



Se potessi offrirti un solo suggerimento per il futuro, sarebbe di usare la crema solare. I benefici a lungo termine della crema solare sono stati accertati dagli scienziati, mentre il resto dei miei consigli non hanno altro fondamento affidabile che la mia tortuosa esperienza. Ti darò questi consigli adesso.

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare! Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi, tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto, e in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta!

Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perder tempo con l’invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa.

Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto.

Rilassati.

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco, ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E’ il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla! Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.

Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che t’indurisca. Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.

Accetta alcune inalienabili verità: i prezzi aumenteranno. I politici saranno donnaioli. Anche tu diventerai vecchio. E quando lo diventerai, fantasticherai che quando eri giovane, i prezzi erano ragionevoli, i politici onesti e i bambini rispettavano gli anziani.

Rispetta gli anziani.

Non aspettarti che qualcuno possa aiutarti. Forse hai un fondo fiduciario. Forse avrai una moglie ricca. Ma non si sa mai quando uno dei due potrebbe esaurirsi.

Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant’anni sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma fidati di me sulla crema solare.

Lo Specchio In Cui Vivo Dentro

Sono giorni che mi guardo allo specchio e sono giorni che non mi piaccio.

Da una vita, da 24 anni mi guardo allo stesso specchio e da 24 anni provo in fondo quel senso di insoddisfazione.

Ho cambiato specchio, ho cambiato vita, ho cambiato pelle ma non cambia ma quella sensazione di insoddisfazione verso me stesso.

Seduto di fronte ad un uomo con giacca e cravatta provo un senso di inadeguatezza quando mi dice che cercano persone estroverse e solari, probabilmente perché dentro me vive quella consapevolezza di non essere per niente una persona solare, né tantomeno estroversa.

Mi alzo e gli lascio il bicchiere mezzo vuoto sul tavolo che ci divide, gli stringo la mano, fingo uno di quei miei sorrisi tanto solari e vado via.

Penso che la mia vita finora sia stata tutta una rincorsa, una rincorsa vuota, inutile, priva del volo che prometteva, probabilmente aspetto ancora il muro contro cui mi andrò a schiantare ma in qualche modo riesco sempre a trovare vie per allontanare quel muro in cui starà bene la mia sagoma.

Probabilmente non mi piacerà nemmeno la sagoma che lascerò, probabilmente.

Se è vero che al mondo siamo unici gli altri devono aver avuto proprio culo a non essere me, e io come al solito me la faccio con la sfiga, ma poi scambi una chicchera disinteressata con chi di te sa ben poco e vedi altro prospettive.

Quelle persone che ti capitano così per caso, presenze di cui ti circondi ma con le quali non condividi tanto del tuo tempo ne tantomeno dei tuoi pensieri, ma in quel momento te le ritrovi li, pronte ad ascoltarti per quei cinque minuti.

Dal nulla capisci che non sei unico al mondo, che le tue paure e le tue perplessità appartengono anche a qualcun altro, una triste consolazione perché sai che ciò non ti risolve niente ti ricorda solo che non sei unico, ma forse sei l’unico che non riesce a reagire.

Finisco con l’invidiare il coraggio e la forza di volontà altrui mentre torno a casa ancora più pensieroso e triste, perché  improvvisamente mi manca tutto e tutto mi allontana. Entro al supermercato e mi manca mamma, mi stringo le braccia per il vento e mi manca papà, chiudo la porta di casa e vorrei uscire e vagare alla ricerca del nulla, mi sdraio a letto e vorrei dormire per non pensare, allontanarmi da questa stanza.

Riapro gli occhi e ragiono pure a quanto sia egoistico questo mio atteggiamento, alle persone che continuo a deludere, a quelle che ferisco, a quelle che mi sono lasciato dietro, a quelle che non ho mai raggiunto e a quelle che mi hanno lasciato dietro. Ragiono che la miglior cosa sia tacere e nel silenzio morire dentro perché poi tutto si risolve, torna il sereno, torno a sorridere e tutto sembra meno grigio.

Mi accuccio, mi stringo alle gambe, è uno di quei momenti in cui di solito la gente versa qualche lacrima, non ne sono capace così mi accontento ad arricciarmi con il dito una ciocca di capelli e guardando il soffitto mi prometto che passerà, perchè qualche volta una promessa bisogna farsela, anche se non si è per niente sicuri di mantenerla.

Davanti allo specchio continuo a non piacermi, lo stesso sarà domani, dopodomani e così via, la rincorsa ancora è lunga ma monto su uno di quei miei sorrisi solari che sembrano tanto veri e stringo la mano al prossimo, al prossimo specchio al mio cospetto, perché qualche volta un sorriso bisogna saperlo fare.

Posti Per Vivere

Non c’è mai un posto in cui riesco vivere pienamente la mia serenità.

Non conosco ancora un posto dove riesco a sentirmi integralmente me stesso. Ci sono tanti posti in cui mi sento fuori posto, ci sono tanti posti in cui vivo brevi momenti di felicità, ma non ho calpestato ancora il posto in cui ho sentito dentro di me quella estrema voglia di rimanere, di prendere il mio posto.

I posti in cui sono stato, i posti in cui sono hanno reso e mi rendono quello che oggi sono, alcuni di questi nel bene altri nel male; i posti in cui passo dicono più di me di qualsiasi altra persona mi conosca, i posti che vivo li tengo stretti dentro di me, ma… ma dopo un po’ li abbandono, lascio il mio posto a qualcun’altro, vado via, conservando di quel posto solo il ricordo.

I posti in cui sarò sono destinati ad ospitarmi per una breve lasso di tempo, a darmi tutto quello che possono ed io prenderò tutto ciò che mi concederanno, poi li lascerò, andrò via, insoddisfatto della mia vita, di me stesso, dando la colpa a quel posto.

Mi trovo a casa, schiaccio la mia guancia al pavimento e mi sento sereno, sono a casa, sono al sicuro e poco dopo sento che quell’immobilità, quella sicurezza mi ucciderà, mi soffocherà; così mi alzo e scappo, vado via, volo km lontano da casa, allargo le braccia al vento e mi sento libero, sereno di quella sconfinata sensazione di nuovo, poco dopo sento di essere schiavo di quella velocità, di quella precarietà così desidero che stormi mi uccelli mi indicano una direzione o ancor meglio mi portino con loro.

Ma non c’è mai un posto in cui riesco vivere pienamente la mia serenità, quindi continuerò a ricercarla in ogni posto.

Irripetibili Fatti Quotidiani

Alice mise da parte un po’ del suo cinismo ed andò a dormire…

Il giorno dopo tutto le sembrò un po’  diverso, lo specchio le disse che non era proprio così, ma quel giorno non le importava dei giudizi dei suoi riflessi e continuo a credere che tutto fosse un po’ diverso, giusto quel po’ per vivere.

Non erano passate nemmeno due ore e Alice era perdutamente innamorata, cotta, infinitamente persa di un paio di occhi neri e di un sorriso ebete, gli occhi per cui brillava erano quelli di Stefan.

Sapeva ben poco di lui, sapeva che aveva i denti dritti, un neo sotto la palpebra sinistra e che aveva le mani sporche di farina; d’altronde Stefan sapeva ancora di meno di Alice, in realtà non sapeva nemmeno il suo nome, di lei conosceva a malapena la sua timida voce e che probabilmente le piaceva la focaccia bianca.

< Signorina, desidera altro?>

< si… no, volevo dire no, basta così, scusi, grazie!>

ridacchiando Stefan le consegnò un sacchetto di carta con di dentro la focaccia

< sono 3 euro, e se ci ripensasse sappia che sono qui fino le 15, poi troverà solo la vecchia che vede alla cassa, non gliela consiglio, non ha occhi di riguardo con le signorina belle come lei >

Alice s’intimidì più di quanto già non lo fosse, ma il sorriso e l’occhiolino che Stefan in qualche modo le riscaldarono il cuore, ricambio con un sorriso, ringrazio e scappo via, fuori da quel piccolo forno.

Stefan mise da parte un po’ della sua stanchezza di vivere e si alzò da letto..

Quella mattina tutto gli sembrava uguale  ai mille giorni precedenti, sveglia alle 4 del mattino, freddo tra le dita della mano serrate al manubrio del suo scooter, solito lavoro, solita routine di azioni per fare sempre lo stesso pane; ma erano solo delle impressioni, perchè sapeva che le forme del pane che impastava non erano mai uguali a quelle precedenti o a quelle successive. Quella piccola certezza sul irripetibilità dei piccoli fatti quotidiani lo aiutava a vivere meglio, o perlomeno ad affrontare con un sorriso diverso ciascuna giornata.

Erano già passate 6 ore, ma incredibilmente Stefan s’innamorò, era cotto, più del pane che usualmente infornava, perdutamente perso, avvolto dal profumo dolce di gelsomino emanato da quei mossi capelli castani, da quel simpatico naso alla francese e da quelle labbra color rosa pallido.

< potrei avere un pò di focaccia bianca?> 

< certo signorina, lei qui può avere tutto quello che desidera>

Non aveva mai osato così tanto Stefan con una sua cliente, a pensarci bene mai con nessun’altra donna, ma ciò non lo imbarazzava, anzi quel volto dall’altra parte del bancone lo rassicurava.

La situazione sembrava si fosse fermata, sembrò che quel momento fosse durato un’esistenza, come se il tempo si fosse messo a completa disposizione di Stefan e Alice; avrebbe voluto chiederle come si chiamasse, se voleva uscire con lui, sposarlo e avere figli, o partire per un viaggio lontano e non tornare mai più, fare l’amore ogni notte prima di dormire e ogni mattina appena svegli… voleva chiederle tante cose, d’altronde lei sapeva già il suo nome per quella stupida etichetta ricamata sul suo grembiule e invece lui non sapeva nemmeno come chiamare quella creatura che tanto lo rassicurava.

Quando Stefan si risvegliò dal suo sogno ad occhi aperti Alice era già alla cassa e in meno di 10 secondi gli aveva già voltato le spalle, aveva abbandonato il forno lasciando oscillante la tenda sull’uscio. 

Erano tante le possibilità che poteva scegliere Stefan, correrle dietro ad esempio, ma il forno lo informò che il pane era pronto, così la sua corsa verso l’amore della sua vita si trasformò nella semplice corsa della sua vita, quella fatta di sveglie, pane e irripetibili piccoli fatti quotidiani.

Alice mise un pò da parte quella sua ridicola timidezza e si alzò da letto.

Erano appena passate due ore e Alice era tremendamente scesa da quella nuvola rosa, l’uomo per cui aveva preso coraggio, l’uomo dalla mani infarinate, non era li dove l’aveva conquistata.

< scusi il ragazzo, Stefan, quello che ieri mattina fino alle 15 era qui oggi non c’è?>

Alice smarrita chiese alla vecchia signora alla cassa.

< Stefan, no oggi non c’è, non ci sarà nemmeno domani,  né dopodomani e per quanto mi riguarda meglio che non ritorna più, quel disgraziato ha perso la testa, se ne è andato via così, senza preavviso, come se fosse facile in un giorno trovare qualcun altro che sappia fare il pane, le pare che il pane si fa da solo? lo abbiamo trattato come un figlio in questi 4 anni e questo è il ringrazio, mio marito me lo diceva che non gli sembrava tanto normale, ma vatti a fidare…>

< ma sa per caso dove posso trovarlo? avrà una casa, può dirmi il suo cognome? sa perchè sia andato via?>

< si chiama Stefan Viani, ma non so dove abiti, ne tantomeno penso che lo troverà a casa, era di partenza questa mattina è passato con una valigia, era in partenza, farneticava di un viaggio lontano, blaterava di fatti che non si ripetono e che il migliore lo aveva appena perso, in realtà sembrava un pazzo, valli a capire sti giovani d’oggi, adesso signorina mi lasci lavorare che già oggi la giornata è cominciata bene>

Ecco cosa le era rimasto di quel sorriso, di quegli occhi e di quel neo sotto la palpebra, un ricordo che già era sbiadito, un corpo che era già lontano e un nome pronunciato da una voce sgradevole di una vecchia; Alice irrimediabilmente torno quella di prima, i giorni le cominciarono a sembrare tutti uguali e ciascuno uomo, ciascun sorriso che le si presentava davanti ai suoi timidi occhi era solo un irripetibile fatto quotidiano che presto avrebbe perso e mai più l’avrebbe recuperato.

Sai, a volte ancora ti cerco

Sai, a volte ancora ti cerco? Quando attraverso la strada, quando sto tra la folla, quando mi perdo nella città mi volto, ti cerco con gli occhi, mi aspetto ancora di essere avvolto dalla tua sagoma; poi tu non ci sei, mi accorgo subito di essere patetico; come quando fissavo le vetrine e tu mi dicevi che un giorno mi avresti comprato tutto  quello che desideravo se  tutto ciò fosse bastato per farmi felice anche solo per un secondo. Ero patetico, eravamo patetici, ma quanto ci piacevamo? A quanto pare non abbastanza se ancora ti cerco e ancora non ci sei. A volte penso di aver sbagliato tutto, altre volte penso che sia stato tu ad aver sbagliato tutto, mi serve pensare questa seconda versione, sennò non riuscirei a spiegarmi perché nonostante tutto cerco ancora la tua sagoma dietro e tu adesso sei alle spalle di qualcun altro a promettergli l’intero universo in cambio della sua felicità.

Sai, a volte ancora ti cerco; ma nonostante sappia esattamente dove poterti trovare non verrò mai a cercarti, ma di certo questo lo sai.

Arrivi e Partenze

Arrivi.

Poi ci sono le partenze.

Non stiamo mai fermi, non vogliamo esserlo  o meglio abbiamo una fottutissima paura di restare fermi; prendiamo aerei, saliamo su treni e abbandoniamo porti semideserti per immergerci nuovamente nel caos. Viviamo in città straffollate, tra sconosciuti che non sanno chi sei, che non gli importa sapere chi sei e chi vuoi essere, ci piace confonderci tra loro, cambiare metro e salire bus arrotolando biglietti timbrati in tasche sempre troppo strette.

Corriamo lontano da casa, viviamo per mettere km tra quelli che siamo e quelli che siamo stati; ma alla fine torniamo, si torna sempre, anche solo per un saluto, per capire quanto ci siamo lasciati dietro, per dire addio a vecchi focolari, per cambiare vecchie diapositive.

Torniamo indietro, ma siamo di passaggio, giusto il tempo per abbracciare chi ci ha sempre sostenuto, chi continua a credere in te, chi riesce sempre a strapparti un sorriso; chi ti ha capito da una vita ma  non ti chiede mai spiegazioni, chi ti ama e continua ad amarti.

Un tambellone mi avvisa che tra qualche ora dovrà scappare nuovamente, per un’altra volta metterò dei km, fissi a stabilire la distanza tra me e i miei effetti; nessun rimpianto, nessun rancore, nessuna tristezza, perchè non ci si può fermare, perchè devo e voglio andare via, perché cosi posso girare il mondo e dire a tutti che amo la mia famiglia e che non la cambierei per nulla al mondo.

Si riparte.

A mamma, a papà, a mia sorella, alla mia nonnina, ai miei nonni e alla mia persona!

Vorrei… Non Vorrei… Ma Se Poi…

Buoni propositi per l’anno appena iniziato.

In genere non faccio mai dei buoni propositi, preferisco i resoconti dell’anno appena terminato sperando che quello appena iniziato sia sempre migliore di quello concluso. Quest’anno non ho fatto nessun resoconto, non perché l’anno concluso non sia stato degno di nota, anzi, semplicemente perché mi ha lasciato talmente confuso da non riuscire a scrivere due righe su di esso. Adesso qualche nota musicale mi suggerisce di cacciare giù qualche buono proposito, qualche obiettivo e se nell’anno corrente non ne concluderò nemmeno uno di essi, almeno alla fine di esso sarò facilitato nel tirar fuori il resoconto.

365 giorni, 3 già me li son fumati, ma ne rimangono 362, ebbene cose ne voglio fare?:

Vorrei essere fedele al mio impegno universitario, senza le distrazioni che ogni inizio anno mi lascia spiazzato e stressato per le full immersion a cui sono costretto per recuperare.

Vorrei chiedere la tesi e cominciare a lavorarci per terminare anche questa specialistica nel miglior dei modi possibili.

Devo, e ripeto devo iscrivermi in palestra, cominciare a mangiare più sano e cominciare e riconquistare un po’ del mio positivismo.

Vorrei e spero di vedere la mia persona raggiungere un traguardo significativo e starle accanto per sussurrarle “Brava”; ovviamente dopo aggiungerò “Brava troietta”.

Vorrei trovare un po’ di pace con me stesso, sempre più mi rendo conto che se non riesco a raggiungere un equilibrio interno  non posso raggiungerlo con chi mi sta intorno e ciò è qualcosa a cui devo riparare.

Vorrei trovare un altro lavoretto, qualcosa che non mi tenga fermo e che mi alleni in quello che amo fare, in quello che spero diventi il mio futuro impiego.

Vorrei ritrovare un po’ di tempo in più per ricominciare a divorare libri e scrivere di più.

Vorrei fare un viaggio da solo, dopo nemmeno 2 anni desidero sfuggire per un po’ da solo, penso mi sia utile, stavolta non un trasferimento, soltanto una parentesi di qualche giorno, per adesso a Roma ho qualcosa per cui vale la pena rimanere e tante carte da giocare, però penso che una boccata d’aria nuova mi faccia bene.

Vorrei tante altre cose, ma penso che sia inutile sovraccaricare l’anno di propositi magari troppo ambiziosi perché probabilmente aumenterebbero anche le possibilità di un futuro resoconto negativo.

Concludo con un comune e difficilissimo vorrei, quello di trovare un po’ di serenità e di felicità, far felici chi mi circonda e perché no, anche un sorriso.

2013 a noi due.

La Vita è troppo bella per essere insignificante

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte. Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Mi sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale, che ho finito per perdere. Ma sono sopravvissuto. E vivo ancora. E la vita, non mi stanca… e anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa.
La Vita è troppo bella per essere insignificante.
C.Chaplin

Come ogni anno ripropongo il solito spezzone di film tratto da “Basta  che funzioni” del mio tanto amato Woody Allen. Sarà che mi rispecchio pienamente nelle parole e nel pensiero di Boris, sarà che l’anno che sta per finire mi ha confermato quanto sia attuale il suo pensiero, ma mi sento di augurare a tutti:

Qualunque amore riusciate a dare e ad avere, qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare, qualunque temporanea elargizione di grazia, basta che funzioni…

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