Il destino Inverso delle cose che Amo
Colliso da mille pensieri come meteore sul mio cranio mi trovo a camminare sul bordo del marciapiede, la pioggia cade leggera, la gente corre al riparo, qualche clacson suona a chi non esita a fermarsi in doppia fila per salutare l’anima gemella vagante; e mentre gli ultimi bar chiudono le loro entrate a chi, mai come adesso, ha bisogno di loro, attendo l’ autobus e rifletto. Sono ancor poco in questa città, in questa vita, eppur già sono legato a parecchie cose e lontano da altrettante altre. Amo confondermi tra la folla, attendere la metro ascoltando sul mio i-pod musica da pochi conosciuta e canticchiare sui vagoni hits troppo popolari; amo le foglie gialle davanti il portone di casa mia, calpestarle per andare in facoltà; adoro la signora 70enne che legge il suo giornale sorseggiando il thè al bar all’angolo. Ho imparato a spingere senza ritegno per riuscire a salire sugli autobus stracolmi, a cucinare pietanza molto fai-da-me, ad organizzare il bucato e a rilavarlo quando dimentico di stenderlo; ho capito che probabilmente tutto ha un ordine tranne il mio armadio ovunque io viva. Amo il profumo dei biscotti del forno in via Bergamo, amo di meno comprarli a 1 euro a biscotto; amo non avere orari, la perdita di un ciclo a cui sono stato abituato da piccolo,cioè che si pranza alle 13 e si cena alle 20, adesso si mangia quando si ha fame e quando si vuole mangiare. A volte mi piace pensare di abitare in un posto dove milioni di persone ignorano della mia esistenza, vivere tra sconosciuti, perfetti estranei; a volte mi impaurisce il pensiero che possa perdermi nel nulla e che non ci sia nessuno disposto a cercarmi; mi piace l’idea di infinito che una città con quasi 3 milioni di persone può darti e mi piace meno riconoscere che in essa ci siamo persone perse e mai più ritrovate. Mi piace andare e alzarmi da letto quando voglio senza sensi di colpa, mi manca avere una camera tutta mia, mi mancano quelle mura costruite di ricordi adolescenziali ma comprendo che anche queste avranno incise in loro ricordi ed esperienze future. Adoro non avere l’ossessione di controllare perennemente il cellulare se non per sentire la mia famiglia, per sentirli comunque vicini con le domande di mia madre che mi chiede perennemente se e cosa ho mangiato e seppur risponda di si non chiude una telefonata se non raccomandandomi “mangia”; le stesse domande riproposte con più garbo da mia sorella, incuriosita e allo stesso tempo preoccupata dalla mia distanza e adoro le osservazioni di mio padre, il suo anticiparmi il meteo dei giorni successivi, il suo chiedermi se mi serve qualcosa e i suoi “tu non preoccuparti”. Amo l’idea di volare lontano dal nido ma comunque essere cosciente che aldilà di qualsiasi frontiera posso sempre aver un posto in cui tornare. Amo parlare con gente che conosco poco, discorsi filosofici ripresi da gente che come me ne sa ben poco di filosofia, i detti delle signore alla fermata del bus, i thailandesi che mangiano mandarini aspettando il notturno sulla nomentana e i cinesi che si fotografano con il distributore di preservativi mentre aspettano di entrare al ristorante sotto casa. Adoro avvicinarmi alle bancarelle la domenica pomeriggio a Porta Pia, lo sguardo che ci si scambia con gli estranei venuti incontro sulle striscie pedonali mentre le macchine impazienti aspettano il via libera per partire e suonare il clacson a qualche pedone in ritardo. Mi piace passeggiare per Trastevere sparando cazzate a raffica riprese il giorno dopo tra i banchi della facoltà, amo lamentarmi la mattina quando suona la sveglia e uscire da casa con gli occhiali scuri seppur non ci sia nemmeno l’ombra del sole. Amo le osservazione acute di gente che incontri una sola volta sapendo del destino inverso del non rivederla mai più nell’immensità di quella città; seguire le tracce di fumo che aleggiano sulle sigarette, impossessarsi della storia che circonda il Colosseo la notte con le sue luci e la sua magia, ridere come un folle quando tutto va di merda e piangere come un bambino quando il peggio sembra passato. Amo spalancare le braccia la notte nel cortile di casa e guardare il cielo stellato mentre tutti dormono sentirmi vivo, sentirmi forte, invincibile per 3 minuti e poi prendere l’ascensore aprire la porta di casa non svegliando i coinquilini e rifugiarmi sotto le coperte cercare un abbraccio e dormire fissando nuovi buoni propositi per l’indomani, sognando nuovi obiettivi per il futuro, nuove città d’esplorare e nuova gente da conoscere.
Dialoghi Persi
Eccoti
Eccoci
Avevo perso la speranza di rivederti
Avevo sperato che non avessi perso quella speranza
Mi hai dato tutte le ragioni per perderla
Hai ragione, pensa che mi sono pure impegnato, ma alla fine eccoci qua..
..alla fine eccoti qua, come stai?
Hai la domanda di riserva?
No, anzi si ho tante di quelle domande da farti, ma conoscendoti bene so già che non risponderai a nessuna di esse, te sei sempre cosi…come dire..
Vago, indecifrabile, sbagliato, inopportuno e poi.. e poi puoi aggiungere tutto quello che vuoi..
Si sei vago, dannatamente vago, non hai mai risposte alle mie domande; sei indecifrabile, non permetti a nessuno di capirti, quando uno è convinto di averti capito ecco che sbaglia, è sempre tutto sbagliato, è sempre tutto dannamente sbagliato. Sei sbagliato, tutto è sbagliato perché lo sei tu perché lo vuoi, non si può restare al tuo fianco senza sentirsi sbagliato, inopportuno, fuori posto… e non te ne rende nemmeno conto.. tu sei li a ricordarlo ad ogni parola e poi..e poi… e poi come stai? Rispondi ti prego.
Sto male. Vuoi una risposta a una delle tue stupide domande? Eccola sto male.
Le mie domande son sempre state stupide per te.. cosa hai? Cosa è successo? Cosa ti è successo?
Sto male, hai già avuto una risposta perché ti diverte cosi tanto farmi altre domande?
Perché voglio sapere, perché nonostante tutto mi interessa sapere come stai e ..
E quindi pensi che sottoponendomi ad altre domande, riuscendo ad ottenere altre risposte starai meglio.. beh se serve a te ok.. sto male perché ciascun persona cammina al mio fianco non può far a meno che sentirsi sbagliato, inopportuno e… e perché son io quello sbagliato, indecifrabile.. sto male perché son vago, indecifrabile e sbagliato.
Sono io la causa del tuo malessere?
Sono stato io quella del tuo.. quindi non puoi essere tu la mia, sono io.
Tu non eri il mio malessere, io con te stavo bene fino a che non sei sparito, fino a che non mi hai più risposto, fino a che non mi hai fatto piangere,fino a che non mi hai ignorato… io stavo bene con te ma quanto pare tu non stavi bene con me..
Io stavo bene con te, fino a che non sono sparito, fino a che decisi di cambiare numero, fino a che non seppi più nulla delle tue lacrime fino a che non mi sono abituato ad ignorarti, fino ad oggi, fino ad adesso.. io con te stavo bene fino a che non hai cominciato a sentirti sbagliato e inopportuno, fino a che non ho potuto far a meno di realizzare che ero io farti sentire cosi.
Se stavi cosi bene con me perché non parlavi con me di questo tuo disagio? Perché pensi che la soluzione ad ogni cosa sia scappare via, sparire dalla vita delle persone, cambiare numero e isolarti.
Non ho mai pensato che sia una soluzione scappar via.
Ma lo hai sempre fatto, entri nella vita delle persone metti un po’ di caos, calcoli il tuo spazio, invadi le loro case e poi quando arriva in momento di mettere ordine scappi via, lasci le chiavi appese e non ti si trova più da nessuna parte, non hai nemmeno il coraggio di salutare, di spiegare..
Non ti ho mai chiesto uno spazio, non ho mai avuto la pretesa di invaderti casa, non ho mai lasciato lo spazzolino nel tuo bagno, non ti ho mai chiesto le chiavi di casa e non ho mai detto di essere una persona coraggiosa ne tanto meno capace di dare spiegazione, non ne ho mai pretesa una da te.
Hai ragione, hai perfettamente ragione. Sono io l’idiota quello che ti ha comprato lo spazzolino, quello che ti ha dato le chiavi anche quando non le volevi, sono io l’idiota che ti assecondato in ogni tua stranezza; non hai mai voluto spiegazioni solo perché non volevi mettermi nella posizione di dovertele chiedere, non sei mai stato geloso perché cosi non potevo esserlo nemmeno io e…
E lo sei stato comunque, ed io non ti ho detto nulla, non te l’ho mai rimproverato, ti ho lasciato fare. Ho accettato il tuo spazio, le tue chiavi, i tuoi accorgimenti, i tuoi rimproveri. Ho accettato tutto e ho cercato di darti tutto me stesso anche quello che non possedevi.
Mi bastava quello che eri.. non volevo altro, volevo solo che rimanevi, volevo solo un saluto prima di non vederti più; volevo solo che non sparissi nel nulla, volevo solo sapere il motivo per cui non ti avrei più visto per mesi, volevo solo una spiegazione. Perché non capisci? Perché è cosi difficile per te? Perché deve essere sempre tutto cosi schifosamente difficile?
Ricominci con le domande?
Zitto stai zitto! Posso farmi tutte le domande che voglio! Tanto tu non rispondi abbi almeno la pietà di permettermi di fare tutte le domande che voglio, magari a qualcuna di queste riesco a rispondermi.
Silenzio
non rispondo solo perché è difficile rispondere a tutte queste domande, forse anche inutile. Tutto è difficile perché non potrebbe essere altrimenti. Spiegarti il motivo per cui sono andato via è facile però..forse.. sono andato via perché lo spazio che mi hai dato era troppo piccolo, ogni giorno andava sempre più a rimpicciolirsi, ho provato pure ad allagarmi ma ogni tentativo falliva. Comincia a perdere ossigeno, fiato.
Che vuoi dire?
Quello che ho detto, hai cominciato a chiudere le finestre, a fumare, a parlare a raffica e ad non ascoltarmi più, credevi di sapere tutto di me, credevi che non serviva sapere altro, hai cominciato a chiedermi solo chi sentivo hai cominciato ad essere geloso e poi non hai fatto più nulla.
Non mi hai detto tutte queste cose… potevamo parlarne..
Potevamo fare tante altre cose, ma io sono andato via e non per questi motivi.
E per cosa?
Perché mi persi. Mi persi in qualcosa di più grande di me. Mi persi tra i fogli depositati sulla mia scrivania, mi persi tra la gente in fila davanti al museo, mi persi tra fiori di quel bengalese all’angolo, mi persi tra le parole crociate della domenica; mi persi tra le bancarelle del mercato, mi persi tra le chiacchere delle donne del cortile, mi persi nel sonno e non mi ritrovai nemmeno appena sveglio. Mi persi nel sorriso del fattorino della pizza, mi persi tra i tasti di quel pianoforte che non ho mai saputo suonare ma che giace nel salotto di mia nonna, mi persi tra i ricordi e le foto di quando ero bambino, di quando non avrei mai immaginato di conoscerti, mi persi in tanti pensieri ed è difficile il modo in cui lo feci e spiegarti perché mi persi.
Capito. Ed io ti persi!
Lo so
Ti persi, ma iniziai subito a cercarti, ti cercai ovunque. Ogni giorno mandavo messaggi e chiamate a quel numero che non apparteneva più a nessuno. Ti cercai sotto casa, a quel campanello orfano del suo nome, chiesi alle vicine che non sapevano niente, ma continuai a cercarti. Ti cercai a lavoro ma non c’eri, a proposito anche li ti cercano, ti cercai ovunque nei posti in cui amavi andare, in quelli che detestavi, parlai con la gente di cui ti fidavi e anche quella che temevi, provai a cercarti nei posti in cui vai quando sei triste ma neanche li c’eri. Chiamai ad ogni tuo ex, ad ogni cuore infranto che ti sei lasciato indietro, ad ogni cuore a cui hai bussato e che non ti ha risposto con la speranza e il sollievo di non averti trovato tra le loro braccia. Ti persi, suona male dirlo, ma ti persi e ti cercai. Sappi che ti cercai anche nei posti in cui mai ero stato prima e non ti nascondo quanta paura provai. Ti cercai ad ogni numero e ad ogni indirizzo ma non ti trovai. Da poco avevo smesso di cercarti, non ti mento dicendoti che ancora quando vedo qualcuno in metropolitana che si butta sulle porte per entrare ho sempre sperato fossi tu… ad ogni fermata del bus riesco sempre a trovare qualcuno che ti somiglia..e poi eccoti
Eccomi
Ti ho odiato lo sai
Lo so
Ti odio
Lo so
Dove eri? È una domanda lo so, non rispondermi
Ero a casa, ero con la mia famiglia, avevo bisogno di essere circondato da persone che sanno chi sono o meglio chi devo essere, perché ad oggi a me non mi è chiaro.
Sei andato nell’unico posto in cui non avrei mai osato raggiungerti.
Avresti potuto raggiungermi
Sai benissimo che non l’avrei mai fatto
Lo so
E allora non scaricarmi addosso la sensazione di non aver fatto abbastanza, io ti cercai
E adesso mi hai trovato, anzi adesso sono venuto io qui davanti a te.
Adesso so che sei vivo, cosa altro vuoi da me?
Voglio te. Voglio me. Perché io un anno fa circa mi persi e non puoi nemmeno capire quanto mi cercai. Mi cercai dannatamente ogni giorno e ogni istante. Mi cercai in luoghi in cui non sono mai stato, cambiai indirizzo, numero; mi cercai in un tanti lavori che non avevo mai fatto, in città in cui non ero mai stato. Mi cercai tra le righe di migliaia di libri, mi cercai seduto a marciapiedi bagnati, mi cercai in abissi infiniti, tra i capelli di altri, tra i profumi che non avevo mai immaginati, mi cercai tra le braccia di tanti altri ma dopo ogni singolo abbraccio capivo solo di essermi perso ancora più di prima. Mi persi e ti giuro che disperatamente mi cercai e adesso eccomi qua… sei tu, io mi trovo qui, mi ritrovi davanti a te. Non capisci?
No non capisco
Sei tu! Se tu la chiave a tutte le mie risposte, sei tu la mia mappa anzi sei tu che mi fai ritrovare.
Ah adesso sono io la chiave
Si sei tu, mi ci è voluto tanto per capirlo, ma sei tu, io mi trovo solo da te. So che è difficile ma…
Ma niente. Non è cosi difficile, sono io la risposta a tutte le domande che non vuoi fatte. Sono io la tua mappa per il tuo tesoro che guarda caso sei tu, il tuo ritrovamento. Sei sparito per un anno, ti ci è voluto un anno per capire che alla fine tutto quello di cui avevi bisogno ero io. ti ci sono voluto capelli, profumi e braccia di quant’altri per capire che le uniche in cui volevi stare erano lei mie. Ti son bastate città nuove per capire che potevi stare bene qui con me, ti ci è voluto tutto questo interminabile tempo.
Adesso sei arrabbiato e posso capire, non farti prendere dal tuo orgoglio.
No non sono arrabbiato, e l’orgoglio qui non c’entra un cazzo, l’orgoglio l’ho perso per ogni singolo minuto perso sotto casa tua, giorno e notte, come un pedinatore, l’orgoglio l’ho perso ad ogni messaggio che ti ho mandato, ad ogni messaggio lasciato alla segreteria del tuo posto di lavoro; l’orgoglio l’ho perso per ogni pianto disperato fatto davanti a quelli che tu chiami tuoi amici, l’orgoglio l’ho perso entrando in quelle stupide chat e social network in cui ti divertivi a stare con la speranza di trovarti, con la speranza di essere contatto da un tuo rimorso. L’orgoglio l’ho perso quando comincia a fare chiamare anonime a casa dei tuoi con la speranza che ad una di esse rispondessi tu per avere la certezza che stessi bene, per sentire quella tua stupida e ridicola voce. Non sono arrabbiato e non c’entra l’orgoglio.
Mi dispiace
Non accetto il tuo mi dispiace, perché non ti dispiace veramente, volevi questo, volevo solo essere al centro come hai sempre voluto esserlo, il tuo mi dispiace ti serve solo a farti sentire meno in colpa, pulito per quello che hai fatto.
Sai che non è cosi.
Ok so che non è cosi, ma adesso eccoti
Eccomi appunto potremmo riprovarci
Potremmo hai ragione ma adesso sono io che non voglio, mi dispiace non posso più svegliarmi al mattino ed avere quella stramaledetta sensazione di aver perso qualcosa, qualcosa di cosi grande da non poter fare a meno di cercarla. Mi dispiace non posso più addormentarmi sperando che l’indomani sia diverso dal giorno appena trascorso. Mi dispiace ma non posso più concedermi questo.
Ma adesso sarebbe tutto diverso
Ma adesso è tutto diverso, adesso sono diverso. Continuerò a vederti ad ogni fermata di bus, continuerò a pensarti ogni volta che qualcuno si butta tra le porte socchiuse della metro ma sopravvivrò e andrò avanti. Mi dispiace adesso devo essere io a chiederti di sparire dalla mia vita con il coraggio però di dirti “addio”, spero che incontrerai qualcun altro che ti faccia ritrovare, un’altra chiave alle tue risposte e ti faccia sentire felice almeno la metà di quanto mi hai fatto sentire in passato. Addio
Ciao! Scusa!Addio!
Pianto
Fine
Gli Anni Che Ci Mancano
Sono gli anni che ci cambiano, ci devastano e ci lasciano senza fiato.
E come ogni anno quando uno di questi anni mi passa addosso non riesco a fare a meno di rinchiudermi in quella stanza dei ricordi e meditare sopra ogni passo fatto e ogni strada rinunciata, patendo di quella tortura che tanto mi piace impormi. È solo un giorno come un altro, un giorno in calendario, ma nessuno compreso me capirà l’effetto che fa su di me, i compleanni sono giorni tristi perché realizzi di quanti anni ti sei lasciato dietro e hai paura della quantità di quelli che verranno soprattutto di come saranno. Il giorno del compleanno ti manca tutto, ti manca la forza di reagire, ti mancano tutte le piccole cose e ti senti un bambino, mi sento un bambino con un anno in più. Penso, pensieri su pensieri, nostalgia e malinconia e musiche che mi portano indietro negli anni; allo specchio mi vedo terribilmente diverso e non sono i tanti capelli bianchi che mi ritrovo. Terribilmente diverso e mi faccio paura, poi mi avvicino e negli occhi riesco a rivedere quel bambino che son stato e che ancora mi ritrovo ad essere, ho paura di non capire più quale parte di me assomiglia al riflesso dello specchio. Discorsi adolescenziali,non sono i trent’anni e nemmeno i quaranta ma io son fatto cosi, me la prendo con gli anni che passano, per ogni bastardo che vola via, per ogni ladro che mi ha portato via qualcuno, per ogni farabutto che mi ha ingannato interi giorni, per ogni codardo di quegli anni che mi ha lasciato solo. Vedo in ognuno di quegli anni depositi dove ho lasciato qualcosa di me e dove ho trovato qualcosa di qualcun altro che ho fatto mio, che ho rubato o trascinato dietro. Poi in giorni cosi malinconici e tristi mi arriva un pizzico di luce, trovo il sorriso quando alcune delle cose che mi mancano si avvicinano magicamente a me, la telefonata di mamma, la sua voce , i suoi auguri e la sua energia che a chilometri di distanza riesce ad arrivare a devastare il mio corpo e ad aprire la danza delle mie lacrime; ecco che arriva mia sorella che mi rimprovera, che mi pizzica, mi indispettisce e mi regala un sorriso e poi mi porta indietro a giocare alla maestra e all’alunno. Sono ancora il bambino che aspetta di essere rassicurato dal papà, che non ha il coraggio di dirgli quanto gli vuole bene e che senza sentirselo mai dire ha la certezza di quel sentimento. Gli anni che sono passati hanno dato la prova di quanto non sia stato il figlio modello, quello che magari ogni genitore desidera avere, ne il fratello affettuoso ma di certo non mi han mai fatto pesare questa condizione ma mi hanno incoraggiato ad ogni passo anche quelli storti anche quelli sbagliati.
Sono gli anni che cambiano, che ci consolano e ci regalano nuovi sorrisi.
Perché poi ragioni che il mondo va cosi, la vita è solo una successione di anni, di giorni, di minuti e di secondi, sono le circostanze che riescono a fermarti, le persone a tenerti fermo. Puoi partire, arrivare molto lontano e non sentire nessuno, isolarti ma i ricordi te li porti dietro e certe persone non si staccano da te, quelle te le porti dietro ovunque, quelle te le ritrovi accanto sempre. Il giorno del mio compleanno, quel giorno triste mi bussa alla spalla, mi volto e dietro c’è la strada percorsa, quante persone mancano all’elenco, che tristezza! Ma quali persone sono ancora al mio fianco e che gioia potergli ancora stringere la mano, vederle sorridere sentirsi al sicuro. Quante nuove persone, quanti nuovi sorrisi e quante nuove avventure … ti volti e c’è della nuova strada da percorrere e tanti nuovi passi da dettare.
Sono gli anni che ci mancano, che i posseggono e ci buttan via.
Lenzuola disilluse
E poi ti svegli… perso nell’immensità del tuo letto cerchi le briciole di quei sogni che da tempo non fai più e con l’orecchio poggiato sul cuscino il battito di un cuore. Fumi la prima sigaretta e perso nel vuoto della stanza cerchi spiegazioni di quel tuo senso di incompletezza, di quel tua ostinazione a dire che tutto va bene, che stai bene cosi e che non ti va più di naufragare per cosi poco. La giornata è cupa e ti consoli con la convinzione di essere meteopatico, domani magari spunterà il sole e ritroverai quel sorriso sicuro e quell’acidità che ti appartiene,denigrando l’amore illuso delle coppiette che amoreggiano al parco. Oggi però la giornata è cupa e nessun sorriso può mentire abbastanza per trascinarti fuori da quella tua insostenibile stanza degli specchi dove ovunque ti volti trovi solo te stesso, trovi solo parole vuote e frasi a metà. Tra i cumuli di vestiti sulla sedia, il tabacco sulla scrivania e libri sul comodino manca qualcosa, la cerchi tra le lenzuola eppure sembra che sia andata più lontano dal varco della tua porta, da questa casa e si è persa tra i milioni di persone di questa città; non ti arrabbi nemmeno di averla persa perché sei cosciente di averla messa tu alla porta o ancor meglio di averla lasciata tu lontano, forse dentro qualche letto o in qualche sospiro all’ennesima fermata del bus. Hai sfiorato troppe volte il fondo del mare e troppe poche volte ti sei sentito spinto verso l’alto, alle tue dita è mancata la sensazione di toccar il cielo e quindi disilluso dai brividi sulla schiena hai rinunciato all’amore, ad amare. È tutta colpa della favole, dei film e dei libri che hai letto, ti hanno quasi convinto che in ogni storia ci sia sempre qualcuno pronto a tutto, qualcuno disposto a correrti dietro, qualcuno che apprezzi il tuo corrergli dietro; quella magia che tanto hai cercato ti è bastata per 5 minuti, per un ora, per una notte, poi l’indomani tutto era svanito, tutto era dissolto in molecole di ossigeno bruciate dalla sigaretta che ancor porti in bocca. Sai di non essere una persona facile, sai che con te bisogna combattere per ottenere uno spazio e sai che combatteresti le peggiori guerre per difendere quello che sei, ciò ti ha fatto dedurre quanto pochi eserciti siano disposti a combattere per qualcosa che ormai tendi a non credere più. Proprio cosi “tendi a non credere più”, a quella sensazione che ti chiude lo stomaco, che ti fa parlare a vanvera per ore e che ti zittisce in un nulla, che riesce a metterti in imbarazzo e ad arrossire ancora; “tendi a non credere più” alle assurde coincidenze, agli sguardi all’incrocio, alle parole dopo troppo alcool e ai messaggi alle 6 del mattino, pensi siano tutti menzogne, tutte scuse per fini molto evidenti e giochi poco divertenti. Tendi ma un po’ ci speri ancora, credi che nell’immensità di questa città e di questo pianeta ancora un po’ di magia esista ancora, ben nascosta, custodita da qualcuno che ha letto abbastanza favole e visto chilometri di pellicola per credere ancora nei piccoli gesti che fanno sentire veramente bene. Ci credi ancora perché è ciò che ti ha fatto traversare la città in piena notte per raggiungere posti che non conosci, ti ha fatto aspettare al gelo e sotto la pioggia fari sconosciuti, ti ha portato a vedere questa città dall’alto facendoti sentire minuscolo e respirare gas facendoti perdere il respiro. Adesso dopo un’altra sigaretta spenta capisci che ti è mancato proprio questo, qualcuno disposto a fare queste cose per te, ad attraversare l’intera città di notte solo per parlarti, qualcuno che ti sorprendesse con poco, qualcuno che ti aspetti e che non si lasci aspettare. Le nuvole fuori sembrano che stanno cambiando direzione mentre dentro la stanza il fumo è cosi tanto che forse dovresti aprire la finestra, perso nel sonno di queste smancerie rileggi quello che hai scritto ridicolizzando il tuo romanticismo anni 30, sei ancora un adolescente e ti atteggi da adulto, lascia perdere il foglio e torna tra le lenzuola a sognare nel buio di mille illusioni…
La paura spesso ci preclude tante opportunità. Ci si chiude nel proprio guscio, convinti che nulla possa possa trafiggerci, per poi scoprire con lo stupore di un bambino indifeso, che siamo molto più esposti di quanto crediamo alla paura.
In questo periodo mi rendo sempre più conto che la paura…
E’ solo Vento
“ E’ vento, è solo vento” con le labbra semichiuse Gianni non riuscì a dire altro fissando l’orizzonte, ed era proprio vento quello che passava tra i suoi capelli, mentre la sua Ombra lo fissava e non poteva farsi una ragione che tutto quello che era successo tra loro fosse solo vento.
“E’ solo vento, passerà” e qualche foglia svolazzava qua e la, un po’ di polvere si intrufolava tra Gianni e la sua Ombra, giusto qualche granello per dimostrargli quanto potessero essere distanti e quanto era inconfutabile che niente e nessuno sono indissolubilmente uniti .
“Passerà credimi, forse domani ma passerà” ne era convintissimo, aveva in viso quella rassegnazione che nessuno poteva contraddirlo, e nessuno avrebbe potuto dimostrargli il contrario, mentre la sua Ombra disperava e cercava una ragione per rimanere li controvento e contro quella rassegnazione che la rendeva piccola piccola.
“Domani il vento passerà, e passeremo anche noi, è solo vento” e mentre il sole spariva all’orizzonte gli occhi della sua Ombra si facevano sempre più lucidi e il cuore a mille si frantumava, si sgretolava come castelli di sabbia urtati dal vento.
“ So già che pensi che possa non essere vento, ma credimi è solo vento, passerà” non degnò nemmeno di uno sguardo la sua Ombra, ma si voltò diede le spalle a quell’orizzonte spento e andò via, lascia cosi tutto dietro abbondando l’Ombra e ciò che rimaneva di loro…
Eternal Sunshine of the Spotless Mind
- Joel:
- Clementine:
- Joel:
- Clementine:
- Joel:
- Clementine:
- Joel:
- Clementine:
- Joel:
- Clementine:
- Joel:
- Clementine:
- Joel:
Tracce di Caffè
Oggi mi sono svegliato ho seguito le tracce che mi conducevano a te, hai lasciato la finestra della cucina aperta e dal piano di sotto si intrufolava un buonissimo profumo di caffè, sul lavello c’era ancora la tua tazza sporca e briciole attorno di quella roba dietetica che ti ostini a tirare giù. Sbadiglio davanti allo specchio in bagno e tiro giù le borse sotto i miei occhi, provo a riparare con la crema che mi hai consigliato anche sono scettico su suoi effetti. il tuo profumo vaga ancor per l’aria e i tuoi prodotti hanno invaso ormai da troppo tempo la mia parte di mensola, ti ripeto sempre che non ti serve tutta quella roba e tu ogni volta mi rispondi con un sorriso disilluso. Sistemo i libri che mi serviranno per la giornata nella borsa e sul divano trovo la tua scarpetta e il tuo maglioncino, non ho mai capito come riesci ad indossare certi colori con quella sicurezza ogni giorno eppure devo ammettere che non trovo mai nulla in te che non va, mentre io ogni giorno con queste camicie mi sento in trappola ma non riesco a vivere senza la loro rigidità addosso. Mi avvio alla porta di casa, sono come al solito in ritardo, prendo le chiavi di casa prima di uscire e mi accorgo che ci sono appese anche le tue, mi illudo come ogni mattina che hai dimenticato anche quelle, lo faccio ogni mattina da quel giorno in cui hai chiuso la porta senza nemmeno dirmi “Ciao”.
Sometimes reality is too complex for oral communication
Sometimes, reality is too complex for oral communication. We are totally alone here. We are unique, dreadfully unique. Your voice, your eyes, your hands, your lips. Our silence, our words. Light that goes light that returns. A single smile between us. In quest of knowledge, I watched night create day while we seemed unchanged. O beloved of all, beloved of one alone your mouth silently promised to be happy. Away, away, says hate; closer, closer, says love. A caress leads us from our infancy. Increasingly I see the human form as a lovers’ dialogue. The heart has but one mouth. Everything by chance. All words without thought. Sentiments adrift. Men roam the city. A glace, a word. Because I love you. Are you crying? This time you’re lying. When I said I was falling in love with you. In love? What’s that? Yes. What are you afraid of? I’m afraid because I know that word without ever having seen it or read it. Which word? Le conscience.

